Le zanzare nel Granducato

Maremma Toscana e il suo paesaggio Se attraversate la Maremma Toscana e ammirate il paesaggio  e la fertilità della terra ricordate anche che la sua pianura verso il mare è stata in passato un grande acquitrino dove prosperavano moltiplicandosi milioni di zanzare anofeles portatrici del plasmodio della malaria: la […]

Maremma Toscana e il suo paesaggio

Se attraversate la Maremma Toscana e ammirate il paesaggio  e la fertilità della terra ricordate anche che la sua pianura verso il mare è stata in passato un grande acquitrino dove prosperavano moltiplicandosi milioni di zanzare anofeles portatrici del plasmodio della malaria: la zanzara pungendo gli umani inoculava nel loro sangue il parassita.

Dove ai nostri giorni esiste una fiorente agricoltura e nei luoghi dove oggi andiamo in vacanze, la popolazione per secoli era stata devastata dalla malattia e dalla miseria. Ricordiamoci che ancora adesso la malaria è una delle principali cause di morte nel mondo.

 Nei primo anni del  XIX° secolo il Granduca Ferdinando III di Toscana  dette inizio ad una opera di canalizzazione e di deflusso delle acque stagnanti. L’impresa era degna di un governo illuminato come il suo. Ferdinando viaggiava spesso nelle provincie di Pisa, Siena, Grosseto per seguire i lavori. Prese la malaria e ne morì nel 1824. Suo figlio Leopoldo II proseguì la sua opera.

 L’ambiente naturale fu completamente mutato: gli acquitrini si trasformarono in terre coltivabili e le zanzare anofeles progressivamente scomparvero.

Allora non esistevano gli ambientalisti duri e puri. A tutti, in particolare agli abitanti della Maremma, parve cosa ben fatta che scomparisse la malaria e migliorasse la nutrizione degli abitanti e la loro qualità della vita.

Ma lo sconvolgimento dell’ambiente naturale fu profondo. Con la quasi scomparsa degli acquitrini,  si ridusse decisamente la loro  vegetazione e l’avifauna che trovava in essi l’habitat. Palmipedi, trampolieri, rettili, anfibi non trovarono un ambiente sempre meno loro adatto. Volatili e insetti che si nutrivano di zanzare o delle loro larve trovarono meno cibo a disposizione.

Esiste la convinzione che ogni mutamento dell’ambiente naturale ha conseguenze imprevedibili e comunque sicuramente disastrose.

E’ stato così anche per l’eliminazione delle zanzare anofeles  in Maremma? Con  la conseguente scomparsa della malaria, oltre alla messa a coltura di  zone che prima erano acquitrini? Vorremmo tornare indietro agli acquitrini e alla conseguente presenza delle zanzare  e della malaria?

Chiediamocelo.