Le zanzare nella letteratura - iZanz

Sarà per la loro fastidiosità o per la capacità di sfuggire a molti dei nostri tentativi di colpirle, ma le zanzare hanno saputo intrufolarsi nella letteratura e, persino, in componimenti poetici. Il celebre Esopo, ad esempio, ha inserito questo insetto tra i protagonisti di due delle sue Favole: La zanzara e il leone e La zanzara e il toro. Nella prima, una zanzara furba e spavalda va a sfidare il re della foresta sostenendo che in un duello riuscirebbe a batterlo. Divertito, il leone accetta e l’insetto vola a posarsi sul suo naso pungendolo all’impazzata. Il leone, allora, tenta con le sue zampe di allontanare la zanzara, ma con l’unico risultato di graffiarsi con i suoi stessi artigli. Quando si getta a terra sconfitto, l’insetto vola via tutto orgoglioso… solo per finire nella tela di un ragno ed essere liberata proprio dal leone. La morale della favola? Esiste sempre qualcuno più forte di noi quindi è meglio non essere troppo sicuri di noi stessi e tenere a freno la spavalderia per non trovarci in difficoltà.

Nella corta favola della zanzara e del toro, invece, l’insetto è usato per “riportare sulla terra” quelle persone che più sono piccole e più si ritengono grandi, ma che si credono molto più importanti di quello che in realtà sono… proprio come la zanzara che si posa sul corno di un toro che non si è nemmeno accorto della sua presenza. Di zanzare parla anche Ovidio nelle sue sue Metamorfosi e persino Virgilio, a cui è attribuito il Culex, uno degli otto componimenti che sono stati inseriti nell’Appendix Vergiliana.

In quest’ultimo una zanzara rimprovera in sogno il pastore che l’aveva uccisa. L’insetto, infatti, lo aveva punto solo per svegliarlo e salvarlo dal morso di un serpente, ma così è costretta a vagare nell’Ade fino a quando il suo corpo non avrà trovato una degna sepoltura. Impietosito, il pastore rispetta le sue volontà e le costruisce una piccola tomba con un epitaffio alla memoria.

In tempi più recenti troviamo le zanzare nel racconto Palomar di Calvino dove il protagonista osserva un geco (“una macchina elaboratissima, studiata in ogni microscopico dettaglio, tanto che viene da chiedersi se una tale perfezione non sia sprecata”) alle prese con questi insetti e, soprattutto, nell’opera di William Faulkner, intitolata proprio Zanzare (in originale “Mosquitoes”), che vuole essere una satira della comunità artistica di New Orleans di cui lo scrittore faceva parte. L’ispirazione arrivò all’autore da un’escursione in barca sul lago Pontchartrain che ritroviamo del racconto di una gita di piacere su un panfilo dove una ricca mercante d’arte invita un gruppo di poeti, scrittori e persone che amano ronzare attorno a questi artisti per una crociera di quattro giorni che sarà scandita da battute taglienti… e attacchi delle zanzare.

In chiave più positiva è Egon la zanzara ciclista, il romanzo di formazione di un insetto uscito dalla penna di Flemming Quist Møller come risposta alla classica domanda del figlio: papà, perché quella zanzara mi ha punto? La storia è diventata un classico della letteratura per bambini in Danimarca e racconta le avventure di Egon, unica zanzara della nidiata che non ha nessuna voglia di volare, ma che preferisce la bicicletta da corsa, con la quale vive avventure e incontri meravigliosi prima di diventare l’artista felice in un colorato circo di pulci.