Disinfestazione zanzare nella Divina Commedia - iZanz

Ci sono da sette secoli, senza possibilità di disinfestazione. In uno dei più brutti passi dell’opera Dante per dire “poeticamente” la visione di innumerevoli piccole luci nella ottava bolgia inciampa in tortuosi versi per dire che era come quando le giornate si allungano e viene la sera e appaiono le lucciole. Ma per significare la sera, senza nominarla, dice che è quando se ne vanno le mosche e arrivano le zanzare:”come quando la mosca cede alla zanzara” (Inferno, XXVI, 88).. Roba da disinfestazione zanzare poetica. Del resto il sommo poeta si costrinse scrivere circa 14.000 versi e per forza di cose alcuni gli riuscirono davvero male. Ma una disinfestazione della Divina Commedia è impossibile: è un tutt’uno.  Certo è che mosche e zanzare erano ben presenti nella esperienza quotidiana di Dante per almeno sei mesi dell’anno se gli si intrufolarono nel poema, niente disinfestazione zanzare a quei tempi.Così che per significare la sera gli venne in mente di scrivere che essa è il momento quando cessa l’attività delle mosche, diurne, e comincia quella delle zanzare, serali e anche notturne. Con questo capiamo che a Firenze, o anche a Treviso, Padova, Venezia, Ravenna, dove Dante soggiornò a lungo, prevalevano le zanzare con un comportamento simile a quello della culex pipiens, e probabilmente si trattava proprio di questa zanzara, la nostra vecchia zanzara nostrana, che oggi si trova a competere con zanzare immigrate, come la aedes albopictus, la cosiddetta zanzara tigre, che invece è attiva anche di giorno e contro cui oggi possiamo fare una efficace disinfestazione zanzare. Dante quindi non avrebbe potuto usare la zanzara tigre nella sua metafora per significare la sera. A quei tempi non facevano la disinfestazione zanzare, le sopportavano, esse facevano parte delle cose, come quando viene la sera.