Febbri tropicali sempre più presenti in Italia.

La trasmissione di queste malattie avviene con le punture di zanzara. La Febbre del Nilo Occidentale (west Nile Fever) è presente in varie zone d’Italia. Dopo la Chikungunya, febbre virale di origine tropicale presente in Italia da anni con focolai in varie regioni, particolarmente in […]

La trasmissione di queste malattie avviene con le punture di zanzara.

La Febbre del Nilo Occidentale (west Nile Fever) è presente in varie zone d’Italia.

Dopo la Chikungunya, febbre virale di origine tropicale presente in Italia da anni con focolai in varie regioni, particolarmente in Emilia e nel Veneto, nel 2018 si sono verificate nel nostro Paese numerosi casi di Febbre del Nilo Occidentale in Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Sardegna, in numero crescente rispetto agli anni precedenti. Questo fa pensare che la febbre del Nilo occidentale sia ormai endemica nel nostro paese.

Nel 2018 dei 334 casi accertati (la malattia può passare inosservata nei casi non gravi e scambiata per una influenza) 131 erano gravi, cioè hanno dato luogo a meningiti e a encefaliti. Di questi ammalati 12 sono deceduti.

L’infezione deve il suo nome al fatto per la prima volta fu localizzato in Uganda, nella provincia del Nilo occidentale, nel 1937 anni fa. Da quell’area la West Nile Fever, con questo nome è conosciuta internazionalmente, si è diffusa progressivamente in varie parti del mondo, tra cui l’Europa meridionale e centrale.

La trasmissione della Febbre del Nilo avviene con le punture di zanzara del genere Culex (cui appartiene la Culex pipiens, la zanzara da sempre presente in Italia) o anche Aedes, come la Aedes albopictus, la ormai ben nota zanzara-tigre. L’incremento di casi di febbre del Nilo può essere anche collegato all’aumento della popolazione di zanzare che si sta verificando in Italia.

Non esistono purtroppo né vaccini né farmaci antivirali efficaci contro il virus di questa malattia, che appartiene al gruppo virale noto come flavivirus. Le persone più esposte al contagio lo sono per l’età, o perché affette da malattie come diabete, ipertensione, malattie renali.

L’apparire dei sintomi dopo il contagio va da 2 giorni a 14, ma i sintomi della forma grave encefalitica possono manifestarsi tardivamente anche dopo mesi.

I sintomi della forma lieve sono febbre, mal di testa, dolori muscolari e ossei, vomito, diarrea, stanchezza protratta, eruzioni cutanee.

I sintomi della forma grave sono: febbre molto alta, forte mal di testa, rigidità del collo, disorientamento, stato confusivo, allucinazioni, convulsioni, paralisi parziale o debolezza muscolare.

I vettori della malattia sono portatori sani umani, uccelli selvatici di varie specie, mammiferi come cavalli, conigli ed altri. I trasmettitori della malattia sono le zanzare. Queste, dopo aver punto un portatore di essa, la trasmettono inoculando il virus nel sangue della vittima mediante la saliva che serve loro a rendere più fluido il sangue in modo da poterlo succhiare meglio.

Non esistendo né vaccini, né farmaci specifici antivirus, la difesa contro la febbre del Nilo sta solo nella prevenzione, cioè riducendo al minimo, o eliminando le probabilità di contagio date dalla presenza di zanzare nell’ambiente dove si abita o si lavora.

Fonti:

Yeung M.W. et al. Epidemiologic and clinical parameters of West Nile virus infections in humans, BMC, Infect Diseases, 2017, Sept. 6, 17 (1)  609.

Centers for Diseases Control and Prevention, United States, West Nile Virus activity.

www.health.state.min.ns/divs/idepc/dtopics/mosquitoes borne/diseases.html