Cosa succederà con l’estinzione genetica delle zanzare?

In un recente studio, i ricercatori del progetto Target Malaria ricorrendo ad una modificazione genetica, sono riusciti a sopprimere un’intera popolazione di zanzare in laboratorio. La finalità della ricerca è la drastica riduzione della malaria nel mondo, infatti le zanzare in questione sono del […]

In un recente studio, i ricercatori del progetto Target Malaria ricorrendo ad una modificazione genetica, sono riusciti a sopprimere un’intera popolazione di zanzare in laboratorio. La finalità della ricerca è la drastica riduzione della malaria nel mondo, infatti le zanzare in questione sono del genere Anopheles gambiae, il principale vettore della malattia e di gran lunga l’animale più letale del Pianeta. Il risultato ottenuto è soltanto un primo passo e stando alle dichiarazioni della Gates Foundation (il principale finanziatore di Target Malaria) le zanzare geneticamente modificate saranno liberate non prima del 2029 in alcuni villaggi del Burkina Faso, uno dei Paesi più colpiti.

Specie viventi e il loro equilibrio

Nonostante la malaria provochi globalmente centinaia di migliaia di morti ogni anno (445 mila nel 2017) e nonostante ogni giorno si estinguano decine di specie viventi a causa delle attività umane, chiedersi quali saranno le conseguenze della selettiva e estinzione genetica delle zanzare è più che lecito.

Ogni essere vivente è inserito in una nicchia ecologica ben precisa, risultato di un processo evolutivo che va avanti da milioni di anni. Nel caso delle zanzare sappiamo che sono esattamente come le vediamo oggi da almeno 46 milioni di anni, e che oltre ad essere un fastidio (se non un reale pericolo) estivo, nel loro habitat hanno anche il ruolo di prede, competitori ed impollinatori. Alterare il loro equilibrio quindi, significa alterare indirettamente quello di altre specie, le quali a loro volta sono legate ad altre, e così via fino ad abbracciare l’intero ecosistema.

Nella comunità scientifica c’è generale consenso riguardo all’intero progetto. In uno studio pubblicato lo scorso luglio dalla Royal Entomogical Society, che ha passato in rassegna la letteratura scientifica precedente, si afferma che sebbene diverse specie (pesci, uccelli, pipistrelli e altri insetti) si nutrano di queste zanzare ad ogni stadio del loro ciclo vitale, per nessuna di queste rappresentano una fonte esclusiva di cibo.

In arrivo uno studio definitivo

Da ottobre, un nuovo team di scienziati di Target malaria delle Università del Ghana e di Oxford, porteranno avanti uno studio specifico sull’ecologia di Anopheles gambiae in Ghana. Avrà la durata di quattro anni e l’intento è quello di scoprire con certezza come pipistrelli, pesci, uccelli, insetti e fiori risponderanno alla totale o parziale estinzione genetica delle zanzare.

Nelle vasche di un laboratorio all’aperto, le zanzare verranno monitorate direttamente, dallo stato larvale all’età adulta, mentre sugli animali che se ne nutrono verranno eseguiti dei test di DNA barcoding, una tecnica che permette un rapido riconoscimento genetico da campioni di escrementi. In questo modo i ricercatori saranno in grado di determinare qualitativamente e quantitativamente l’appartenenza delle zanzare in questione alla dieta di una specie.

La stessa tecnica verrà utilizzata sulle tracce di polline trasportate dall’insetto per capire quali piante e in quale misura vengono normalmente impollinate.

Etica e buonsenso

Sull’intero processo sono stati sollevati anche dei dubbi di carattere non strettamente scientifico. Ad esempio sul diritto di una compagnia finanziata privatamente di estinguere deliberatamente una specie animale. Bisogna ricordare però che lo scopo di Target Malaria non è l’eliminazione genetica delle zanzare, ma sconfiggere la malaria.

Considerando i potenziali benefici, perdere una specie di zanzare su 3000 esistenti ne vale sicuramente la pena.

Fonti:

  •  “Effects of the removal or reduction in density of the malaria mosquito, Anopheles gambiae s.l., on interacting predators and competitors in local ecosystems” C.M. Collins, J.A.S. Bonds, M.M. Quinlan, J.D. Mumford (2018)
  • “New project led by Oxford University’s Zoology Department to study the community ecology of the African mosquito vectors of malaria” Oxford University’s Zoology Department News Section (2017)
  • “The Extintion Crisis” Center for Biological Diversity
  • “Hemoglobin-derived porphyrins preserved in a Middle Eocene blood-engorged mosquito” (2013)
  • Dale E. Greenwalt, Yulia S. Goreva, Sandra M. Siljeström, Tim Rose, and Ralph E. Harbach
  • “World malaria report 2017” World Health Organization